lunedì 9 marzo 2020

4.700...

Questo e' il numero dei lavoratori frontalieri italiani, 4.700, che sono impiegati negli ospedali, case di cura e cliniche private in Ticino.
Alla fine ha vinto l'intelligenza e il buonsenso. Nessun blocco dei frontalieri in Ticino; sugli oltre 60.000 che varcano il confine tutti i giorni per lavorare in Svizzera non ci sara' (almeno per il momento) nessuna limitazione.
La proposta di bloccarne l'ingresso era stata avanzata dalla Lega dei Ticinesi.
Fabbriche, edilizia, bar, ristoranti: cosa sarebbe successo?
Probabilmente avrebbero funzionato solo i servizi di acqua, luce e gas, aziende prevalentemente statali e quindi con manodopera straniera ininfluente.
E a riprova di quanto questo fenomento sia importante per tutte e due le nazioni, qualche datore di lavoro ha prenotato camere d'albergo per i frontalieri che vorranno fermarsi a dormire consigliando addirittura di portare il cambio biancheria per una settimana.

martedì 25 febbraio 2020

I soliti idioti...

Non finiscono mai di sfornarne di nuove i soliti idioti.
La nuova idea e' stata quella di chiudere i valichi ai 60.000  frontalieri in entrata in Ticino (immaginiamoci solo  il tempo necessario per fare il filtro alla frontiera tra turisti e lavoratori!) proposta dalla Lega dei Ticinesi per evitare  la propagazione del coronavirus.
Gli eroici difensori dei sacri confini sono stati beffati dai fatti e dal fatto che il respiro e le persone non puoi rinchiuderle in gulag o campi di concentramento.
E il caso del primo paziente affetto, ahime', e' quello di un luganese che si era recato a Milano per affari suoi!
E se il paziente n. 1 in Italia fosse stato un nero, apriti cielo! Si sarebbe arrivati alla guerra civile? 
Fra qualche mese sapremo se tutto il pandemonio di questi giorni sara' stata una bufala o un problema vero.
Di sicuro e' stato amplificato da qualche politico desideroso di gloria, benedizioni mariane e consenso elettorali e dai mass media desiderosi anche loro di primeggiare!

sabato 1 febbraio 2020

Anche cosi' si sostiene l'ambiente...

Nel 2020 si stima che l'energia  necessaria per far funzionare la rete consumera' tanto quanto l'energia necessaria per Francia, Germania, Canada e Brasile.
Ciascuno dei server che gestiscono la rete ha bisogno di energia per farla funzionare e  per mantenre climatizzati i locali dove sono custoditi
Una mail produce in media 19 grammi di Co2.
Un produttore inglese di energie rinnovabili ha calcolato che se ogni cittadino inglese spedisse una mail in meno ogni giorno la Co2 risparmiata sarebbe l'equivalente di 80.000 viaggi aerei Londra-Madrid.
Quindi, prima di inviare una mail fermiamoci un attimo a pensare se sia proprio necessaria.
Possiamo altresi alleggerirla di parole, immagini e allegati diminuendo cosi' le sue dimensioni.
E lo stesso potremmo farlo prima di pubblicare un messaggio o la foto della nostra colazione  su Whats App, Facebook o Instagram.
Il nostro pianeta ne guadagnera'.

martedì 21 gennaio 2020

cittadinanza onoraria a...

Si dovrebbe conferire la cittadinanza onoraria al merito per il cittadino ticinese che ha segnalato alle autorita' italiane la discarica abusiva che veniva utilizzata in localita' Sonneggio, comune di Cadegliano-Viconago.
Nessuno se ne era accorto!!.
 Questa mattina l'intervento delle forze dell'ordine ed il sequestro della zona.
La cittadinanza dovrebbero invece toglierla ai diversi artigiani e giardinieri che la utilizzavano per scaricare  ogni genere di materiali.
E' gia' la terza discarica abusiva che si registra nel nostro pur piccolo territorio.

mercoledì 1 gennaio 2020

Continuano a vivere, i Cervi...


“A me ne basterebbero sette”, disse il fascista al Comitato Federale di Reggio Emilia riunito per decidere la rappresaglia, dieci al posto di uno, dopo l’uccisione di Davide Onfiani, il segretario comunale fascista di Bagnolo in Piano.
I sette erano i fratelli Cervi, dei Campi Rossi di Gattatico. Erano nel carcere dei Servi. Poi aggiunsero Quarto Camurri, di Guastalla, che aveva abbandonato la Repubblica Sociale Italiana ed era a casa dei Cervi, la notte del 25 novembre, quando vennero ad arrestarli.
Li portarono al Poligono di Tiro la mattina presto del 28 dicembre di 76 anni fa. Oggi è rimasto come allora. Un luogo della città che custodisce la coscienza civile dei reggiani e degli italiani. Un mese dopo, in quello stesso luogo, furono uccisi don Pasquino Borghi e altri 8 partigiani.
Un luogo che attende ancora una decoro degno della memoria che custodisce.
Ci sono cose nella vita che valgono da sole la vita stessa. Come la libertà e la giustizia, la vita degli altri e la Pace. Dopo l'eccidio, a casa, le donne, in piedi con i piccoli per mano, continuavano a vivere perché la vita, non la morte, avesse l'ultima parola.
In quei giorni, sul finire del ‘43, la Resistenza era agli albori. I Cervi l’avevano fatta germogliare nella campagna e su in montagna, e a lungo con la lotta clandestina antifascista. Mentre si concludeva troppo presto la loro vita, la Resistenza metteva le sue radici per continuare fino al 25 aprile.
Cambiò, in quei giorni, la storia dell’Italia e dell’Europa, la storia del mondo. Il sogno dei Cervi prendeva il largo, e Casa Cervi diventò il simbolo della nuova coscienza democratica del popolo italiano. Il luogo dove tornare, sicuri di trovare la bussola.
Continuano a vivere, i Cervi, nel luogo che custodisce la terra, le stanze e le stalle, il cielo e l’orizzonte che guardavano con i loro occhi, che abitarono con le loro speranze, i loro amori, la loro fatica, il loro canto.
Continuano a vivere, i Cervi, nella passione dei giovani che vogliono salvaguardare il pianeta per il futuro dell’umanità.
Continuano a vivere, i Cervi, nell’accoglienza degli uni verso gli altri, quante ne avrebbero inventate per accogliere e sostenere gli immigrati, loro che avevano aperto la loro casa a tutti.
Continuano a vivere, i Cervi, nel grido di giustizia e di pace dei popoli che patiscono l’ingiustizia, la fame, la guerra, la violenza in molte aree del mondo, perché la giustizia e l’uguaglianza erano il pane e il companatico di cui si nutrivano, e un piatto di pasta non lo negavano a nessuno.
Continuano a vivere, i Cervi, nel bisogno di conoscenza, di scienza, del consapevole e libero
uso delle nuove tecnologie, loro che studiavano la sera e amavano i libri e la cultura come il bene più prezioso, e il respiro del pensiero libero.
Continuano a vivere, i Cervi, nella coscienza dei cittadini che non fanno sconti sul terreno dell’etica e della legalità, che hanno passione politica e sanno che la partecipazione è il segno più alto della sovranità del popolo.
Continuano a vivere, i Cervi, accanto a chi crede che le tenebre non prevarranno, e che la storia può cambiare se noi ci siamo.
Continuano a vivere, i Cervi, accanto a chi non si arrende mai, perché nel buio della storia sa vedere l’alba di un nuovo giorno.
Continuano a vivere, i Cervi, unendosi al canto di chi intona “Bella Ciao” in ogni angolo della terra.
Chissà quali pensieri avranno attraversato il loro animo in quel Natale del ‘43, il loro ultimo Natale. Il Padre Alcide racconta che in quella notte era previsto un piano per farli scappare, fu rimandato. E che Ovidio recitava le litanie, perché le sapevano meglio dei loro aguzzini.
È certo che tutto ciò che erano, e che speravano, si raccoglieva in quelle ore, con tutta la forza morale che avrebbe rovesciato le sorti della storia. Una forza che ha fatto di 7 fratelli una cosa sola, capace di prendere in mano il mappamondo e di farlo girare per il verso giusto.
Ucciderli non bastò.
Erano destinati a vivere per sempre.